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Prima coraggiosa regia per il comico Jerry Calà che risponde al collega Ezio Greggio, che pochi mesi prima aveva avuto buoni incassi con "Il silenzio dei proscutti", con un'altra parodia, in questo caso di Jurassic Park. Produzione very low budget girata in quel di Santo Domingo con un cast internazione e con qualche nome noto, vedi Rossy De Palma, ma con recitazioni terribili a partire dallo stesso Calà. Citazione particolare poi per Alessia Marcuzzi che fa due piccole scene ma che le bastano per entrare nell'olimpo delle più brutte e imbarazzanti recitazioni di tutti i tempi.Nella prima parte del film Vladimiro/Calà si trova a Santo Domingo con il suo pollo da combattimento Jo e si parte subito sparando alto facendo il verso addirittura a "Il Cacciatore" con una parodia della roulette russe con le granate. L'idea in sé di questa parodia non è del tutto da buttare ma la realizzazione è brutta e totalmente slegata dal film, vedendo che la location della scena successiva è la stessa si ha l'impressione che la sceneggiatura fosse molto malleabile e che si andasse per tentativi.
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La misteriosa morte di otto uomini in soli tre giorni, avvenuta per arresto cardiaco dovuto alla troppa attività sessuale, potrebbe diventare solo una notizia curiosa per i quotidiani popolari statunitensi. Se non fosse, però, che a morire sono stati otto scienziati impegnati in un segreto esperimento finanziato dal governo.Gli agenti federali decidono allora di far luce sull'accaduto e, mentre altri uomini continuano a morire, un'agghiacciante verità si fa strada con il progredire dell'indagine...
Senza ombra di dubbio l'esatto film che va guardato distrattamente facendo (tipo leggersi un fumetto, un libro o giocare a Snake col cellulare) altre cose.Non vale davvero la pena dedicare appieno 85 minuti del vostro tempo a questa robetta del tutto incolore. Magari come B-movie anni '70 si sarà visto di peggio a livello di cura tecnica, ma ciò non basta giustificare una storia debolissima senza alcuna tensione e incapace di coinvolgere anche solo per un timido attimo.
A bordo di uno yacht a vela si trovano sette persone: il giovane professor Murai, la sua ragazza Akiko, l'uomo d'affari Kasai con la fidanzata Mami, l'esperto navigatore Sakeda, lo scrittore Yoshida ed il marinaio Koiama. L'imbarcazione incappa in una terribile tempesta e naufraga in un'isola deserta, consegnata sulle mappe nautiche, perennemente avvolta nella nebbia. Il luogo è disabitato, non c'è nulla da mangiare, nessun frutto, nessun animale da cacciare. Finite le riserve di scatolame trovate a bordo di un relitto arrugginito, agli uomini e alle donne non rimane che cibarsi di uno strano fungo chiamato "Matango", causa di terribili mutazioni fisiche...Ricordate "L'isola degli uomini pesce" di Sergio Martino? Ecco, nel '63 Honda era già molto più avanti, e si inventò l'isola degli uomini fungo!
Scherzi a parte, in realtà dovremmo portare al compianto Ishiro Honda il rispetto che merita, visto che è stato il papà di Godzilla e il fedele assistente di Akira Kurosawa (per il quale contribuì a fare grandi cose, come non ricordare, ad esempio, l'impatto visivo di film come "Kagemusha - L'ombra del guerriero" e "Sogni").
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Ci sono film che trovano grandi difficoltà per venire alla luce. Alcuni di questi alla fine riescono a superare le vicissitudini e diventano ottimi prodotti. Altri, invece, rimangono mediocri.Plan 9 from Outer Space esula da entrambi questi casi. Le storture, i difetti e le incoerenze hanno fatto in modo che il film entrasse nella leggenda, in un Olimpo riservato ai migliori brutti film di sempre. Plan 9 del 1959 è il film (?) più famoso del regista (?) Ed Wood. Si proprio lui, "il regista peggiore di tutti i tempi" a cui Tim Burton dedicò una tra le sue migliori (che paradosso..) opere.
La trama (?) è introdotta da un'inutile prosopopea di John Breckinridge che si rivolge direttamente allo spettatore segnalando la veridicità della storia in stile "Alfred Hitchcock presenta". Assistiamo subito all'apparizione di misteriosi UFO fatti con la carta stagnola che disorientano due piloti (definirli impacciati è un complimento).Poi si continua con l'onnipresente voce fuoricampo (quanto mai invadente) che descrive le azioni dei protagonisti. L'effetto finale è assolutamente comico perché gli attori sembrano seguire (e quindi sentire) la voce del narratore.Il povero Bela Lugosi risulta sin dalla prima inquadratura totalmente disorientato, sentimento trasmesso empaticamente al cameraman. La telecamera è quasi sempre traballante e molto spesso in ritardo rispetto all'azione dei protagonisti, tanto che in alcune scene gli attori agiscono al di fuori dell'inquadratura.Pian piano la storia si dipana e apprendiamo che la moglie di Bela Lugosi è morta e lui la raggiunge dopo poco. Vengono celebrati i due funerali. Gli UFO di carta stagnola, però, resuscitano entrambi i cadaveri con degli elettrodi. Una coppia viene uccisa dopo aver visto la moglie di Lugosi (Vampira) resuscitata.
Che sonno ragazzi!! ho finito ora di guardare questo noiosissimo film e sono distrutto, ma finiranno mai di fare film schifosi sugli squali?
Questa volta la scusa per farci vedere un'altra accozzaglia di "effetti speciali" ci viene data da un'immenso impianto di trivellazione petrolifera nell'oceano Antartico, gli scenziati scaveranno talmente tanto in profondità che scopriranno una sacca che contiene forme di vita preistoriche tra le quali lo squalo Megalodon..che sembra il nome di una supposta ma in realtà è un antenato degli attuali squali. I primi 40 minuti di film sono più lenti delle lezioni di trigonometria di notte su RaiEducational, dello squalone nemmeno una misera pinna e non si vede altro che il cast parlare e fare escursioni, con sommergibili presi alla svendita delle scenografie di The Abyss, tra le meduse colorate bruttissime da vedere.
Finalmente dopo questo strazio infinito arriva lo squalo gigante ma la melodia non cambia, i morti tardano ad arrivare e non si capisce come mai uno squalo di 20 e passa metri sia lento come una tartaruga morta. Dopo aver ucciso qualche membro del team giocherellando e smangiucchiando i sommergibili, il pixel gigante..pardon...lo squalo gigante, tenta di mangiare il resto della squadra ma viene attirato in una trappola.
80 milioni di dollari! Non posso crederci..non voglio crederci! Impossibile che tutti questi soldi siano stati letteralmente buttati nel cesso per produrre questo bruttissimo film che, visto il budget, non può godere nemmeno dello status di B-movie.Ci troviamo nel futuro, i vaggi nel tempo sono diventati realtà e una società americana propone safari di caccia nella preistoria, tutto sembra andare per il meglio ma quando un turista uccide una farfalla durante un viaggio il mondo subirà grandi cambiamenti. Devo ammetterlo che la trama è intrigante, non per niente è tratta da un racconto di Roy Bradbury, ma la pellicola riesce a rompere ogni tentativo di entusiasmo.
Questo film è il chiaro esempio della fondatezza della legge di Murphy (quando una cosa può andare male stai certo che lo farà) perchè ha avuto una vita travagliata sin dalla pre-produzione con continui cambi di sceneggiatura, regia, cast, catering e chi più ne ha più ne metta, poi durante le riprese con continui problemi sul set e infine durante la post-produzione ha visto la casa produttrice andare in bancarotta lasciando gran parte degli effetti speciali, che compongono il 75% del film, incompiuti.
Quando lessi per la prima volta la trama mi venne da ridere per un quarto d'ora ma dopo averlo visto mi devo ricredere, almeno in parte, perchè questo Mosquito Man è un film godibile e soprattutto ben recitato.Nel mondo una nuova specie di zanzare sta uccidendo migliaia di persone e un gruppo di genetisti sta creando in laboratorio un antidoto..quale miglior modo per testare il nuovo medicinale se non quello di provarlo su di un serial killer condannato all'ergastolo?
Quando però il criminale si libera e crea scompiglio nel laboratorio le cose vanno per il verso sbagliato e a causa di una esplosione l'uomo viene investito dalle radiazioni e si trasforma in una zanzara gigante che inizia ad uccidere.
Questa è la trama ridicola ma al contrario di tante altre pellicole simili a questa si nota un certo impegno nella realizzazione sia dal punto di vista tecnico che produttivo. Non stiamo parlando di un capolavoro, sia chiaro, ma se pensiamo che è stato realizzato con soli 750.000 dollaroni i complimenti sono d'obbligo. La realizzazione degli effetti speciali è buona e non è cosa da poco visto che spesso volentieri in queste produzioni per Sy-Fy Channel sono fatti alla cazzo di cane.
Peter Jackson, fra tutti i registi contemporanei, è senza dubbio uno degli artisti che ammiro di più, capace di offrire spettacoli dalla cifra stilistica personalissima, stravaganti, fantasiosi e ricchi di personaggi tratteggiati con attenzione scrupolosa per l’aspetto psicologico e per il sottotesto, nonostante, soprattutto nei titoli degli esordi, si vadano ad inserire nel grottesco più bizzarro, quasi demenziale.
Adoro “Bad Taste”, il film che ci ha fatto scoprire l’incredibile talento di Jackson, e lo adoro ancora di più, portandogli un rispetto riverenziale, se penso che si tratta di un prodotto dilettantesco, girato nei fine settimana con un gruppo di volenterosi amici. Eppure “Bad Taste” è investito completamente dal sacro fuoco del cinema, incredibilmente appare tanto povero quanto professionale e non c’è un attimo in cui siamo portati a pensare che sprofondi nel ridicolo involontario, non c’è un attimo in cui crediamo che il regista non sia perfettamente cosciente di quello che fa, al contrario tiene il film ben stretto nelle sue mani, non gli sfugge, lo direziona come un impavido condottiero realizzando una rappresentazione quasi impensabile, dati i mezzi scarsissimi a disposizione.
Due giovani ragazzi - un ragazzo ed una ragazza, per la precisione - diventano degli incredibili vigilantes chiamati gli "Yattaman". Il loro unico scopo è quello di fronteggiare il famoso Trio Drombo - formato dalla bella Miss Dronio, Boyakki e Tonzula -, alla ricerca della famosa pietra Dokrostone per conto del Dottor Dokrobei. Tra scontri fra robot e incredibili piroette, gli Yattaman aiuteranno anche una giovane fanciulla a ritrovare il padre scomparso...
Chi non si ricorda di "Yattaman" alzi la mano. Famosa serie a cartoni animati televisiva giapponese datata 1977 e trasmessa in Italia solo nel 1983, "Yattaman!" è un capolavoro incontrastato del cinema per nerd. Voglio dire: in Italia Yattaman è conosciutissimo. Ci sono miliardi di fans là fuori pronti a rivelare che è il loro cartone preferito. E questo è tutto dire: io sono uno di quelli, uno di quei "Nerd". Per chi è cresciuto come me con il cartoon sarà una gioia per gli occhi. Due ore di puro divertimento cartoonesco senza precedenti. C'è proprio tutto: i robot, Robbie Robbie (l'amico degli Yattaman, il "dado"), le canzoni, le piroette, il maialino, il tonico, persino i minirobot sparati da Yattacan quando è in difficoltà. Il talentuoso regista Takashi Miike si è divertito a riproporre su grande schermo - con una cura maniacale - gli episodi del cartoon. E non è un caso che il film sembri un collage di due (forse tre) episodi del cartone animato, estesi fino alla nausea. Inutile dirlo che la maggior attrattiva del film sono i personaggi "malvagi", quel Trio Drombo che noi fans amiamo: i tre attori sono in parte ma spicca, chissà perchè, la splendida Kyoko Fukada nel ruolo di Miss Dronio colei che, da ragazzini, ci fece scoprire l'amore (e forse il sesso?). Tutto a discapito degli Yattaman (ops, correttezza Yatta#1 e Yatta#2) i cui attori interpretano senza infamia e senza lode.
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