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Chi è fan di George A. Romero e in particolar modo dei suoi film sugli zombi, ormai diventati vere e proprie pietre miliari imitatissime, saccheggiate e riscritte in più di un remake, ben saprà che il morto vivente non rappresenta assolutamente il mostro o l’entità malvagia da combattere che sta al centro della vicenda, lo zombi in fondo non obbedisce che ai propri istinti basilari (uno su tutti la ricerca del cibo, impulso del tutto inutile per il loro sostentamento, ma anche automatismo che ben rappresenta l’idea del sopravvivere, che simbolizza l’imitazione della vita, riportata ad atti essenziali, come è quella degli zombi. Almeno fino a “Il giorno degli zombi” e a “La terra dei morti viventi”, titoli in cui Romero introduce inedite figure di morti viventi evoluti, detentori di residui di umanità non soltanto spontaneamente simulata, esseri che nello scenario apocalittico dei racconti assurgono a nuova specie dominante della Terra), non contempla l’avidità, l’egoismo, la volontà di sopraffazione che spesso porta alla distruzione dei propri simili. Tutto questo è appannaggio dell’uomo, del vivo vivente, la creatura che è il vero e proprio mostro nei film di Romero, la cosa da vivisezionare e smascherare con impietosa ferocia assieme alla società che ha edificato. Gli zombi, quindi, spesso non sono che un (affascinante, geniale) pretesto per parlare dell’uomo e della direzione che sembra aver preso nella nostra civiltà contemporanea. E dato che Romero non sta tanto dalle parti dell’ottimismo, questa direzione pare portare dritto in luoghi tutt’altro che piacevoli e riconcilianti, dove il valore di pochi è soverchiato dall’iniquità di molti.
Uwe Boll NON è il peggiore regista del mondo, mettiamo subito in chiaro questa cosa perchè iniziano a girarmi i maroons, ormai è diventato un tormentone sparare su di lui, come il dire che Marco Masini porta sfiga, e i suoi film vengono cazziati e distrutti senza nemmeno essere visti.
Sono il primo ad ammettere che il caro Uwe ha prodotto ciofeche di immane schifezza come Alone in The Dark e House Of The Dead ma gli va riconosciuto il merito di essere uno stacanovista che produce, scrive e dirige quattro film all'anno sperimentando tutti i generi e fottendosene (quasi) di tutta la merda che gli tirano addosso..potremmo quasi definirlo il Takashi Miike tedesco perdindirindina!
STOIC è ispirato a un fatto di estrema violenza realmente accaduto nel 2006 in una prigione tedesca ed è una feroce critica al sistema carcerario perchè i detenuti vivono segregati in celle piccole e asettiche a gruppi di 4, senza svaghi e attività con il passare del tempo perdono la loro umanità e diventano veri e propri animali.
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