Dopo il premiatissimo “Non è un paese per vecchi” e l’ultimo “Burn After Reading” i fratelli Coen tornano con questo “A Serious Man”, forse il loro film più singolare dopo “Barton Fink - È successo a Hollywood”.
Regia Joel Coen, Ethan Coen Interpreti Michael Stuhlbarg, Richard Kind, Fred Melamed, Sari Lennick, Adam Arkin
Ambientato nel 1967, racconta le vicende di un mite, fin troppo patetico e sottomesso, professore di fisica di una università del Mid West. Perseguitato da una sorte avversa vedrà la sua grigia esistenza cadere inesorabilmente a picco, sotto gli occhi di figli indifferenti e di una moglie che sta per lasciarlo per un uomo viscido e mellifluo.
La religione (i protagonisti sono tutti membri della comunità ebraica ed i registi non hanno negato di essersi ispirati all’ambiente in cui sono cresciuti), con tutti i suoi riti e le sue liturgie, è centrale, ed i Coen si divertono a darne un’interpretazione impietosa che oltrepassa i confini del culto specifico, tanto da abbracciare un sottile sberleffo di dimensione generale. Alcuni momenti, infatti, sono particolarmente divertenti, col protagonista Larry Gopnik (interpretato da un eccellente Michael Stuhlbarg), sempre più perduto e disperato, chiedere consiglio a tre rabbini diversi che riescono soltanto ad offrirgli risposte sfuggenti e assurde. Sembra quasi che a Dio non gli importi nulla della profonda crisi di Larry ed i Coen pongono l’accento sull’insensatezza della vita (i cui eventi imprevedibili potrebbero stravolgere da un momento all’altro quello che consideriamo il nostro ordine costituito) con la consueta dose di humour nero misto ad una rappresentazione vivida della disperazione umana, una disperazione molto spesso sottaciuta e dissimulata.
I registi, poi, sono dei maestri nel disegnare piccoli quadri grotteschi dei personaggi e della realtà che li circonda, sono dei cantori incredibili di questa manifesta stranezza. Quindi ecco dei tic particolari e ricorrenti, delle espressioni e/o atteggiamenti che paiono sempre leggermente fuori posto, scomposti, inopportuni, vagamente caricaturali e bislacchi, ripresi in una sorta di esagerazione che però sa sempre dosarsi perfettamente, dando così una forma straniante al tutto. Straniante e inconfondibile nella sua esposizione, ma soprattutto una forma che alla fine è molto più simile alla realtà di quanto si possa immaginare.
Ho adorato, ad esempio, Arthur (Richard Kind), il fratello di Larry, e le patetiche conseguenze dei suoi continui drenaggi della cisti sebacea che ha dietro al collo (eheheheh)! Davvero, i Coen se la giocano con David Lynch per questa fascinazione nei confronti della stranezza (talvolta inquietante) derivante dal quotidiano.
“A Serious Man” è un film senz’altro interessante, curatissimo sul piano tecnico (e dai Coen non potevamo aspettarci di meno) e acuto su quello drammaturgico, ma che potrà anche deludere e scontentare molti per la sua anima un bel po’ cerebrale (non nascondo che anch’io potrei preferire altri titoli dei sempre grandi fratelli).
Il finale poi non è davvero niente male, ha un gran bell’impatto e sembra lasciar presagire che la vita può sempre avere in serbo per noi un’altra tempesta, qualunque sia la nostra ritrovata pacificazione con le cose…
Eh sì, tocchiamoci i maroni.
Personalmente sono stato deluso e annoiato dal film. E non mi ha fatto ridere quasi mai, piuttosto c'era da piangere.
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