DTM al cinema: AVATAR (visto dal Borg)
DTM al cinema - Film
Scritto da il Borg   
Lunedì 25 Gennaio 2010 21:07

Beh, nonostante un periodo in cui la mia salute non è affatto al massimo, ce l’ho fatta a vedere il film due volte. Confermo che siamo di fronte ad un vero e proprio capolavoro tecnico, ad “un gigantesco passo avanti nella storia del cinema”, tanto per usare le necessarie parole di Peter Jackson.
 

 

Regia James Cameron
Interpreti Sam Worthington, Zoë Saldaña, Sigourney Weaver



James Cameron è riuscito a creare un mondo digitale in cui il digitale non sembra quasi più tale, ma si fa carne viva, costumi, strumentazioni e ambientazioni reali. Incredibile, Avatar è per il 60% un grande effetto speciale, eppure ciò che ci mostra è così palpabile che pensi che il regista sia finito veramente su un’altra dimensione e abbia scelto lì gli scenari e i personaggi da utilizzare per la sua opera di fiction.
Magari non tutto sarà perfetto, ma parliamo di dettagli di poco conto (alcuni movimenti appaiono ancora, se non innaturali, un po’ farraginosi), difatti credo sia un atto di profonda presunzione concentrarsi su questi piccoli punti deboli, elevandoli in chissà quale modo perverso.
La foresta pluviale di Pandora ha un impatto visivo sconcertante, e non solo per il 3D: la cura maniacale con cui è stato creato ogni più piccolo elemento è impressionante e infinita. Sarà un piacere, e non vedo l’ora di farlo, godermi il film in alta definizione e invoco già da adesso l’Oscar per i progettisti e gli scenografi.

Si è scomodato anche il nome di Miyazaki. Credo che da un certo punto di vista sia un paragone assai azzeccato. Ho riscontrato infatti lo stesso tipo di fascinazione che il grande regista giapponese riserva per la vita brulicante degli ambienti naturali, molto spesso immaginifici.
Qualche tempo fa mi sono immerso, nuovamente, nella lettura di quel capolavoro a fumetti (esiste anche una trasposizione animata dello stesso Miyazaki, affascinante ma sin troppo sintetizzata) di “Nausicaa della Valle del Vento” ed ho ritrovato, nello stupore di Jake Sully dinnanzi alla meravigliosa flora bioluminescente della foresta, le stesse sensazioni che animavano Nausicaa all’interno dell’altrettanto visionaria Foresta Tossica.
Credo di fare un bel complimento a Cameron se affermo che per un attimo è riuscito a rievocare il miglior Miyazaki e potremmo persino aggiungere che i due autori, seppur profondamente diversi  posseggono alcune “ossessioni” ben evidenti in comune.
I momenti sognanti all’interno della selva aliena mi hanno addirittura riportato alla mente la poetica bizzarria dei luoghi di “The Dark Crystal”, piccolo masterpiece fantasy con pupazzi animati ad opera di Jim Henson e Frank Oz (a proposito, a quando il già annunciato sequel?).

Il performance-capture ha praticamente raggiunto la perfezione e a livello espressivo fai fatica a credere che quegli alieni alti e blu siano in realtà fatti di pixel. Ovviamente il merito di questo incantesimo va anche attribuito ai bravi Sam Worthington e Zoe Saldana, che offrono delle prove convincenti.
Bene, appurato che l’impianto visivo è a dir poco epocale, non resta che soffermarsi su ciò che rende un film veramente indimenticabile, ovvero il grado di intensità ed empatia che riesce a trasmettere allo spettatore.
Sinceramente, detto un pò a malincuore, non credo si siano fatti miracoli, e non per la storia semplice e lineare che ricalca ben noti archetipi (così noti che è inutile stare a sviscerarli per l’ennesima volta). Ovviamente non mancano momenti bellissimi e coinvolgenti (Jake sperduto nella foresta; l’idea suggestiva che il mondo dei Na’vi diventi per il protagonista un vero e proprio sogno dal quale, progressivamente, non vorrebbe più risvegliarsi; la doma del Bansheeray sulle montagne fluttuanti; la “Pietà” struggente che formano Jake e Neytiri nell’atto finale all’interno del laboratorio mobile del Sito 26), ma si avverte la mancanza di quel tocco costante che penetra all’interno dei personaggi facendoceli sentire vivi, quella sottigliezza speciale che li fa emergere, oltre che con qualche parola pregnante, anche con uno sguardo o un gesto vivido e non calcolato.
Credevo anche che l’immaginario utilizzato per descrivere la cultura dei Na’vi mi coinvolgesse maggiormente: gli elementi fantastici adoperati per donare agli alieni un’idea di estraneità non sono del tutto sufficienti e alla fine della fiera, tanto per fare un esempio, pare più aliena, distante e mitica la civiltà mostrata da Mel Gibson in “Apocalypto”. Capisco i fini del regista, ovvero ricreare in chiave fantastica lo scontro tra coloni e nativi del nuovo continente, però mi manca la sorpresa per qualcosa di veramente alieno, a livello concettuale, nel modus vivendi della tribù Na’vi.
Poco male, la regia di Cameron è solida e per le due ore e quarantasei di durata riesce a non farci annoiare mai, inoltre, tra le maglie di ciò che inscena, è capace di far passare alcuni messaggi politici significativi, genuini, e per questo utili e importanti.

Avatar non sarà un capolavoro assoluto, trovandosi, a mio modesto avviso, più dalle parti della meraviglia visiva, ma è comunque un gran bel film, con alcuni momenti, circoscritti, assolutamente sopraffini e indimenticabili. Accontentiamoci, magari tutti i kolossal fossero così. E se cerchiamo il vero e proprio miracolo cinematografico, la Cappella Sistina della Settima Arte sotto ogni punto di vista, Sir Peter Jackson ci ha regalato una certa saga dell’Anello, non so se avete presente...


 

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