Tsukamoto e il suo TETSUO - THE BULLET MAN
Focus On - APPROFONDIMENTI
Scritto da Lucio Monocrom   
Martedì 15 Settembre 2009 10:59
E’circa l’una e mezza di notte in Sala Grande a Venezia quando Anthony evita un gruppo di teppisti e si dirige verso il suo abituale luogo di lavoro. Scorrono i titoli di coda e il brano di Chu Ishikawa aumenta di volume. Partono subito gli applausi, le luci in sala si accendono e uno Tsukamoto molto teso osserva la platea in cerca di quel consenso al quale evidentemente tiene.



In piedi dalla parte opposta della sala si può notare Enrico Ghezzi esibirsi in un applauso euforico ed interminabile. Al terzo minuto di applausi la tensione visibile nel viso di Tsukamoto sembra sciogliersi: pare che il suo pubblico abbia accettato il suo ultimo prodotto. In sala l’applauso continuato pare allo stesso tempo sincero e doveroso, come ogni film di Tsukamoto anche “Tetsuo – The Bullet Man” è un film in grado di scaldare gli animi, è però intuito dai più che in questo progetto qualcosa non è funzionato.
Una breve premessa è dovuta: lo Tsukamoto di “Tetsuo – The Iron Man” era un ragazzo di 30 anni poco più che esordiente sul grande schermo dopo una discreta esperienza nel campo delle arti visive e del teatro sperimentale. Contestualmente in Giappone cresceva a livello artistico, musicale e cinematografico il cyberpunk, genere inizialmente letterario che nella terra del Sol Levante riesce a trovare, per quanto riguarda il cinema, la sua collocazione ideale. I giovani registi che vi aderiscono hanno una comune passione per gli elementi “primari” del linguaggio cinematografico. Prima Ishii Sogo e poi Tsukamoto portano nella periferia metropolitana il carnale e selvaggio linguaggio già appartenuto in luogo, per esempio, al genere eroguro e mutuato dalle esperienze americane del “body horror”. In questo contesto nasce il primo Tetsuo, frutto dell’energia esplosiva di un gruppo di giovani arrabbiati che si fa chiamare Kaiju Theater fra i quali, oltre a Tsukamoto, emerge l'attrice e futura regista Kei Fujiwara. Oggi, vent’anni più tardi quindi, il contesto culturale è radicalmente mutato: alle pulsioni sfrenate del cyberpunk giapponese si è sostituito il linguaggio intimo e gelido del J-horror, è passato il tao noir di Kitano, l’animazione giapponese è ai vertici mondiali e il videoclip è diventato un linguaggio a sé. Più in generale non c’è più Jan Svankmajer e c’è Spike Jonze. C’è Takeshi Miike, ora però realizza blockbuster.
In vent’anni è cambiato radicalmente anche il modo di far cinema di Tsukamoto: il suo percorso è probabilmente il più interessante per quanto riguarda il panorama asiatico, per coerenza e per dedizione probabilmente non esiste un suo simile a livello mondiale, tuttora il regista di Tokyo cura tutti gli aspetti di realizzazione e produzione del film partendo dallo script. Ciò non toglie che Tsukamoto oggi non è un regista cyberpunk ed il terzo capitolo di Tetsuo è a tratti deludente. Nella sua progressione autoriale Tsukamoto è passato da un linguaggio primario ed epidermico ad un’indagine introspettiva degli stessi originari personaggi disagiati intrappolati nella gabbia di cemento metropolitana. Da Tetsuo si è passati a Vital attraverso il punto di svolta di A Snake of June. Lo Tsukamoto attuale è il regista di Nightmare Detective, non quello degli esordi. Affermando ciò attribuisco un merito al percorso artistico del regista ma allo stesso tempo motivo il perché “Tetsuo – The Bullet Man” ha lasciato un vuoto in sala.

Motivi plastici
Parto da quest’assunto: a livello narrativo sono state apportate modifiche sostanziali al precedente modello, modifiche che aumentano nel racconto la scorrevolezza e la linearità e ne riducono le zone d’ombra ma che non intaccano il carattere prevalentemente onirico, visivo e plastico del film. E’ quindi nel modo di trattare l’aspetto plastico del film che notiamo una divergenza rispetto all’originale, aspetto del quale ho precedentemente notato uno sviluppo che ha portato Tsukamoto a conclusioni differenti rispetto alle origini del suo cinema.
Venendo a mancare nello stile del regista l’attrazione fatale nei confronti della superficie, dell’epidermico, il contenuto plastico del film perde il confronto con l'originale. Questo aspetto ha un forte impatto sullo spettatore che ricorda in Testuo un film più carnale e tattile del miglior Cronenberg: sul grande schermo è comparso un film raffreddato e, soprattutto, asessuato. La componente sessuale del primo capitolo era alimentata dalla fusione “hard” uomo-macchina in cui le ossidazioni del metallo, l’imperfezione e la rudimentalità della materia componevano volumi informali in grado di offrire suggestioni primordiali. Già il secondo Tetsuo presentava minor calore, ciò può anche avvalorare l’assenza di Kei Fujiwara ed attribuire all’attrice-regista largo merito riguardo alla capacità di riscaldare la pellicola fino a temperature solari. Tetsuo The Bullet Man è quindi decisamente il capitolo più freddo, aiutato (o meglio dire ostacolato) dalle temperature fredde del digitale e del software rispetto a ciò che è l’originale puramente hardware. Riguardo a ciò esiste tutta una letteratura in cui si discute di effettistica e si esalta l’effetto crudo e materiale dell’effetto speciale anni ottanta: il regista specialista in action movie R.Kitamura è grande sostenitore del partito del “materiale”. In questo caso l’apporto del digitale è visibile più che altro per via della pulizia e della scorrevolezza del montaggio e del prodotto nel suo complesso perché in realtà anche Tsukamoto propende per un’effettistica visibile già in fase di ripresa (in particolare nel lavoro su Anthony-Tetsuo) ma non sviluppata in maniera esagerata, à la Tetsuo verrebbe da dire. E’ probabile che Tsukamoto non abbia voluto dar vita ad inutili revival preferendo una maggior pulizia della scena ed una maggior linearità delle forme. Anche i caratteristici effetti puramente visivi sono molto più ordinati e precisi rispetto al modello di partenza. Lo stesso discorso è applicabile all’audio, più all’effettistica che alla colonna sonora uguale a quella originale (che non può però avere l’impatto che aveva a fine '80). Dispiace aver dovuto constatare che il livello attoriale questo nuovo capitolo non ha nulla a che vedere con ciò che ci fu proposto da Taguchi Tomorowo, Nobu Kanaoka e Kei Fujiwara: l'attore Tsukamoto è sempre in forma ma Erik Bossich e soci sono risultati assolutamente incapaci di riprodurre l’abilità corporea degli attori originali, abilità che oltre tutto è uno dei valori fondanti dei primi due Tetsuo.
Oltre al lavoro svolto sulla corazza del protagonista, è utile osservare anche le sue nuove capacità motorie, anch’esse aggiornate: Tetsuo è dotato di una particolare velocità, già in realtà evidente nei primi due capitoli, unita ad un’agilità che gli permette di destreggiarsi come un ragno su pareti e soffitti. Se a qualcuno queste potenzialità possono ricordare l’uomo ragno o superpersonaggi simili, i conoscitori del regista giapponese possono appoggiarsi a titoli quali Hiruko the Goblin o Gemini, in cui queste caratteristiche sono in possesso di alcuni personaggi. Rispetto ai supereroi occidentali le abilità di Tetsuo ci vengono mostrate in maniera dosata e imprecisa e questo mi pare sia il nodo principale della questione: la revisione del personaggio non gli fa acquistare fascinosità per via delle sue potenzialità e non lo fa comparire cool. Anche il Tetsuo del 2000 si presta poco a fare da promoter per detersivi, patatine o biancheria intima, anche il Tetsuo del 2000 affascina proprio per le sue capacità di repellere e di creare caos, difficilmente gestibili in uno sketch pubblicitario.

Il conflitto
Se è vero che il Tetsuo digitale porta con sé una vittima, la sessualità, occorre rimarcare che l’altro aspetto portante del progetto iniziale, la rappresentazione della conflittualità, non viene prosciugata dalla pulizia del remake. Il cinema cyberpunk ha il pregio di aver portato il conflitto fuori dal terreno esclusivo della narrazione donando ad esso una veste puramente visiva: le periferie urbane della Tokyo di Ishii Sogo, Shozin Fukui, Kei Fujiwara e naturalmente Shinya Tsukamoto non presentano l’armonia e la tranquillità di cui l’ideologia del benessere contemporaneo parla. Perenni conflitti vedono contrapposti l’uomo e il paesaggio urbano, l’uomo e i suoi concittadini, l’uomo e la società vista come sistema di controllo e di coercizione e, infine, l’uomo e la macchina, conflitto che a livello metaforico racchiude ogni altro tipo di conflitto. Anche il Tetsuo contemporaneo è al centro di questi conflitti, accompagnato non più da bande di teppisti organizzati ma da bande armate rappresentanti le istituzioni. Lui stesso non è un anonimo colletto bianco ma il figlio di un’importante scienziato americano e di un'androide. Inoltre la sua metamorfosi non possiede radici oscure ma pare essere un progetto attentamente sviluppato dai “centri di sapere” giapponesi in cui si inserisce uno scienziato americano. Allo stesso modo in cui viene confermata la dinamica estremamente conflittuale in cui da un giorno all’altro rimane coinvolto un giovane e (troppo) quieto colletto bianco, permane un finale in cui la conflittualità non trova pace, diversamente da quanto si è abituati a vedere nelle canoniche rappresentazioni dei supereroi occidentali (similmente invece a ciò che accade nell’horror dal new horror in poi).
Tetsuo III – The Bullet Man pare in definitiva essere una sorta di “testamento” del cinema cyberpunk, ripulito, introspettivo e leggibile, offerto in pasto ad un pubblico più giovane che, se volesse cercare visioni estreme, dovrebbe rivolgersi a nuovi autori (dei quali però, al momento, pare ci sia carenza). La produzione ha cercato evidentemente di proporsi al pubblico occidentale (fra l’altro è l’inglese la lingua originale) e questo è senz’altro un altro dei motivi per cui i valori plastici sporchi, repellenti e seducenti dell’originale sono stati limitati. Vedere il progetto però come semplicemente una traduzione poco riuscita del Tetsuo originale per il mercato occidentale è limitativo e insensibile davanti alle argomentazioni che in questo testo vi ho proposto.
Nota: Tetsuo – The Bullet Man non sarà quasi sicuramente distribuito in sala ma a breve potrà godere di una distribuzione in DVD edito da RARO VIDEO. Sulle deficienze della distribuzione in sala nel nostro paese occorrerebbe prima o poi aprire un dibattito serio.

 
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